Attualità - Cervinara: il ricordo della tragedia, a otto anni dall’alluvione. La memoria di quelle drammatiche ore nel commento dei superstiti, il giorno dell’anniversario

Foto Cervinara

La giornata di ieri è all’insegna del ricordo e del dolore per tutta la comunità locale, che esattamente 8 anni fa, assaggiava per l’ennesima volta la furia della natura. L’alluvione del 16 dicembre, di quel lontano 1999, ha lasciato una profonda ferita a Cervinara, innanzitutto per il prezzo salato pagato in vite umane. Cinque morti e centinaia di sfollati, questo il drammatico bilancio. La situazione attuale, a causa delle varie lentezze burocratiche che hanno paralizzato la ricostruzione, appare stagnante. Anche se l’alveo del torrente Castello è stato sistemato e, tra breve tempo, saranno abbattute anche le case sventrate dalla furia di fango e detriti. Ieri non si sono svolte, tuttavia, celebrazioni ufficiali per ricordare l’alluvione che sconvolse Cervinara.
Anche se, il tragico evento, è stato al centro di un dibattito nella storica Piazza Trescine. I “Verdi” della Federazione Caudina, infatti, hanno organizzato un dibattito pubblico, all’interno della sala consiliare, sulla situazione attuale degli sfollati. Proprio i Verdi, hanno inviato un’interrogazione parlamentare sulla questione, cercando risposte dalle Istituzioni di Roma, tramite l’Onorevole Pellegrino. Ma l’evento drammatico di otto anni fa, non è stato certo dimenticato dai cittadini e dalle associazioni locali. Tramite i loro blog l’Azione Cattolica “Sant’Adiutore”, l’associazione “La Fontana di Ferrari”, la “Cmc 451” e molti altri semplici cittadini, hanno ricordato quel 16 dicembre del 1999, raccogliendo i commenti e i ricordi di quelle drammatiche ore.
Ho vissuto direttamente quella tragica notte – si legge in un commento dell’associazione La Fontana ho visto arrivare i primi soccorsi, le forze di polizia che ci consigliavano di evacuare e l’Esercito che con i suoi elicotteri portava al sicuro le persone che si trovavano in una frazione che ormai è distrutta, e che non si sa se riuscirà a tornare come era un tempo, prima che quella montagna di fango e acqua stroncasse la vita di 5 persone. Non ci resta il ricordo e spero che i nostri giovani non distruggano la memoria storica”.
Anche chi, in quella tragica notte, giunse a Cervinara per prestare i primi soccorsi, conserva un nitido ricordo di quegli avvenimenti. “Mi chiamo Salvatore Tammaro, ex Carabiniere – si legge ancora nel blog – Faccio parte del gruppo che prestò servizio in quel luogo, funestato dalla tragedia e, come se fosse ieri, rivivono dentro di me quei ricordi forti. Posso solo dire che oggi, a distanza di anni, sono addolorato che non sia stato ancora fatto granché. Da cittadino, ho visitato quel luogo, tempo fa. Il mio auspicio, in qualità di Carabiniere che, in quelle ore lavorò assieme ad altri suoi colleghi, rischiando la vita, è che si possa al più presto ripristinare quei luoghi”.
Ma attestati di solidarietà arrivano da tutta l’Irpinia, da Solofra, l’Avvocato Michele Antonio Giliberti di Forza Nuova ha inviato questa nota: “Fn e tutti i militanti irpini del movimento sono accanto alle famiglie delle vittime! Questa disgraziata terra d’Irpinia invoca giustizia e noi faremo di tutto per onorare la memoria dei tanti morti dimenticati di questa provincia”.
Ma uno dei ricordi più toccanti di quelle drammatiche ore arriva proprio dalla Comunità Militante Caudina 451 che, lo scorso anno, ha organizzato un vivace dibattito dall’eloquente titolo “Alluvionati e dimenticati”. “Avevano detto che sarebbe finito tutto in poco tempo – si legge nel commento dell’associazione – Avevano detto che presto tutti i bambini sfollati avrebbero avuto un tetto. Ricordo che c’era anche la televisione. Un piccolo paese sbattuto in prima pagina sui giornali. Ricordo il frastuono dell’acqua. Ricordo quelle vite spezzate e cancellate dalla furia distruttiva della nostra montagna. Accadde tutto in così poco tempo, in troppo poco tempo. L’esercito fece la sua comparsa. I politici di turno vennero a rassicurarci che non saremmo stati dimenticati. Era il solito copione che si ripeteva. Ricordo chi, senza chiedere nulla in cambio, si rimboccò le maniche per aiutare chi aveva perso tutto. Ricordo che tra i tanti soccorritori c’erano anche quei ragazzi che avevano avvisato le istituzioni del pericolo che incombeva. Ricordo anche come siano stati azzittiti da quelle persone che ora hanno la coscienza macchiata dal loro stesso menefreghismo. Ricordo ed è un ricordo che fa male…Poi venne il giorno in cui i riflettori si spensero su questo piccolissimo paese, l’Italia continuò ad andare avanti come se nulla fosse accaduto. Ma lontano dagli occhi delle telecamere, e lontano dai pensieri dell’Italia puritana e bigotta, gruppi di uomini continuarono a spalare il fango che aveva invaso le loro case. Cervinara ripiombò nell’oscurità e nell’anonimato. I segni di quella notte sono ancora ben visibili, forse quei ruderi sono stati eletti a “monumento” in ricordo delle vittime. Forse è ancora troppo presto per cancellare quella notte. Forse in quest’Italia, lenta e sorniona, è ancora troppo presto per ricordare le nostre vittime e tutti coloro che si son prodigati per salvare molte vite umane”.
I primi soccorritori non dimenticheranno mai quegli attimi di otto anni fa, Angelo Vaccariello attivista dell’Azione Cattolica e della Misericordia cervinarese, ricorda i suoi momenti vissuti in prima linea nei soccorsi: “Alle due di notte del 16 dicembre 1999 mi arrivò una telefonata del governatore della Misericordia di Cervinara Luigi Cioffi che mi avvertiva cosa stesse succedendo a Castello… Mi vestii rapidamente e scendendo trovai il mio amico Walter Nuzzo. Salii con lui nella parte alta del paese e ciò che vidi mi è rimasto negli occhi e ancora oggi non riesco a toglierlo più: un lungo fiume di acqua, potente, impetuoso, scendeva per Ioffredo con una forza inaudita. Ricordo le voci, le urla e le persone nel panico. Ma ciò che ricordo di più è il coraggio di un manipolo di uomini, i volontari della Misericordia e i vigili del fuoco, che si buttavano nell’acqua legati con le corde per andare a recuperare le persone. Eppoi, il ricordo più caro: riuscimmo a recuperare due bimbe, io e Walter. Le prendemmo in braccio e cercammo di coprirle alla meglio. Pioveva tantissimo. Erano vive, spaventate e piangevano. Corremmo al furgone e le portammo al rifugio. Non si vedeva nulla. Ma la tenacia e un po’ di fortuna ci fecero arrivare giù al Comune, dove era stato allestito il centro improvvisato di prima accoglienza. Sono passati otto anni: le macerie sono ancora lì, testimonianza dell’incapacità di chi amministra a risolvere i più elementari problemi. I ricordi, invece, sono sempre vivi”.

Valerio Criscuoli, Corriere dell’Irpinia 17/12/2007

martedì 18 dicembre 2007. Letture: 3929.


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