Attualità - Cervinara. La storia di Nicola Finelli, emigrato nel Bronx e truffato dalle Poste, finisce sul quotidiano “La Repubblica”.

Foto Cervinara

CERVINARA – Viene dal Bronx, nella città di New York, l’ultima storia di un ennesimo truffato caudino. Si tratta di Nicola Finelli, originario di Cervinara, che come molti del suo paese e dalla sua provincia ha dovuto abbandonare l’Italia per inseguire il “sogno americano” della grande mela.
La capitale mondiale di tutto quello che conta, abbandonando la famiglia in cerca di fortuna. E magari per ritornare in patria, a godersi la vecchiaia, dopo una vita di sudati sacrifici che hanno comunque garantito un’esistenza dignitosa e certamente migliore di quella che avrebbe riservato la spoglia Valle Caudina.
Ma non sempre storie del genere hanno avuto il consueto lieto fine, e a metterci lo zampino c’è stato sempre qualcuno che si crede più furbo degli altri.

E’ il caso di questo emigrato cervinarese, rimbalzato sulla popolarissima rubrica delle lettere del quotidiano “La Repubblica”, il secondo giornale più venduto in Italia. Il testo della lettera ricorda una vicenda che a Cervinara e un po’ in tutto il comprensorio ha suscitato molto scalpore: vale a dire una truffa in causa di accertamento del valore di una decina di milioni di euro.

Vivo a New York da molti anni – si legge nella lettera pubblicata ieri mattina su “La Repubblica”, a pagina 16 – ho lavorato duramente mettendo da parte qualcosa per vivere, non da nababbo ma onestamente la mia vecchiaia nella mia terra di nascita, sono di Cervinara in provincia di Avellino e il mio sogno è quello di ritornare. Mi sono fidato di un direttore delle poste una persona di gran fiducia, quasi tutti i miei paesani si servivano dei suoi servizi e consigli al riguardo di depositare i nostri sudati risparmi. Il servizio ce l’ha fatto eccome: ci ha rubato più di dieci milioni di euro insomma ha rubato a tutto il paese. Cosa posso fare? Quando rubano tra i pesci grandi tutto viene esposto al pubblico mentre noi come si dice dalle mie parti siamo “straqui strutti e ceste rotte”.

Giovanbattista Lanzilli
Fonte: Ottopagine

domenica 22 gennaio 2006. Letture: 3226.


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