Attualità, Società - Cervinara. Una lapide in ricordo delle vittime della frana.

Foto Cervinara

Sono trascorsi undici anni eppure sembrano solo pochi mesi. Le facce che vedi in chiesa sono rimaste identiche se non fosse per qualche capello bianco in più davvero il tempo sembrerebbe cristallizzato. Tornare a Ioffredo, la frazione di Cervinara, colpita dalla frana del dicembre del 1999, fa sempre questo effetto. Le lancette dell’orologio corrono all’impazzata all’indietro e ci si trova di fronte sempre la stessa scena, quella dell’orrore. Il fango si portò via la vita di cinque persone e distrusse la frazione, la più antica del centro caudino. I nomi delle cinque persone travolte dal fango da oggi sono scolpite su una lapide apposta su uno dei muri della chiesa di San Nicola di Bari che scampò per miracolo alla distruzione e che ora è l’unica sentinella di quella che fu una piazza. Michelangelo Mascia a la moglie Luigia Befi, Luigi e Giuseppe Affinita, padre e figlio, e Liliana Marro, questi i nomi delle vite cancellate, nel giro di pochi minuti. La lapide l’hanno voluta i sacerdoti don Giorgio Carbone e monsignor Antonio Raviele in collaborazione con il mensile Il Caudino. Monsignore Raviele aveva la casa dei genitori di fronte la chiesa. Ora quella casa, come tante altre non esiste più. Ma le radici restano salde,il fango e la dimenticanza degli uomini non riescono ad estirparle. Quella lapide e le preghiere che si sono levate dalla chiesa di San Nicola di Bari, stanno a testimoniarlo. I castellani hanno la testa dura, sono figli di montanari e da sempre lottano con le asprezze della natura. La montagna per secoli ha dato loro da vivere e non si possono rassegnare che proprio lei ora potrebbe cancellare tutta la storia. Aspettano, quindi, che ci possa essere un segnale di rinascita che la piazza possa tornare a popolarsi delle voci dei bimbi che magari rincorrono un pallone. Che sulle panchine possano tornare a sedere gli anziani che si scaldano al sole e che la chiesa torni ad essere gremita. I ruderi della case abbattute da qualche mese non ci sono più. Forse è il primo passo in avanti che si è avuto dopo undici anni. Certamente nessuno si augura che ne possano passare altri undici per vederne un altro.

Fonte: Retesei

giovedì 16 dicembre 2010. Letture: 2210.


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