Cronaca - Avellino: Romagnuolo si difende: “Non sono l’armiere dei Pagnozzi”

“Quelle armi non fanno parte dell’arsenale del clan Pagnozzi. Io non sono l’armiere del clan”. Queste le parole di A.G.R., l’imprenditore 51enne arrestato dai carabinieri a Pietrastornina, che ieri mattina si è difeso davanti al gip di Avellino Paolo Cassano. Al termine dell’interrogatorio il gip ha comunque convalidato l’arresto e confermato la detenzione in carcere.

Il 51enne, difeso dall’avvocato Paola Forcione, è riuscito però intanto ad ottenere la derubricazione di uno dei reati che gli erano stati contestati in principio: è scomparsa l’accusa di porto d’arma in luogo pubblico ed è rimasta solo la detenzione d’arma illegale. Senza neanche l’aggravante dell’articolo 7 (e cioé della condotta criminale finalizzata realizzata con modalità mafiose o per favorire gli interessi della camorra). Nel suo casolare alla periferia di Pietrastornina, in località Sacconi, i carabinieri della compagnia di Avellino guidati dal capitano Nicola Mirante e coordinati dal colonnello Giammarco Sottili, hanno trovato e sequestrato tre pistole con matricola abrasa (una calibro 7,65 e due calibro 38) ed un fucile. Le armi sono state già inviate ai laboratori del Ris di Roma e nei prossimi giorni saranno pronti i risultati: in primo luogo quello che gli investigatori vogliono sapere è se si tratta di armi usate in precedenti fatti di sangue. Ma sarà anche importante sapere se si tratta di armi funzionanti, anche perché, proprio su questo punto ieri mattina ha insistito la difesa del 51enne: l’arrestato dice che si tratta di armi vecchie, sicuramente non più funzionanti.

Le pistole, in particolare, ha dichiarato appartenevano al nonno, e il fucile lo aveva invece trovato alcuni anni fa in un cantiere edile di Benevento, insieme alle munizioni. E comunque, ha voluto ripetere, non erano armi a disposizione del clan Pagnozzi o di qualsiasi altro clan camorristico. Una posizione che evidentemente non ha convinto del tutto il giudice Cassano, che ha innanzitutto dichiarato regolare l’arresto in flagranza operato dai carabinieri di Avellino ed ha poi anche accolto la richiesta del pubblico ministero, il piemme Maria Luisa Buono di Avellino, disponendo la conferma della detenzione in carcere. Una parziale conferma del quadro criminoso tracciato dagli investigatori, ai quali ora spetta il compito di continuare le indagini per risalire alla storia di quelle armi: come sono arrivate fino a Pietrastornina, per chi venivano conservate e soprattutto a cosa sarebbero servite di lì a poco. I carabinieri sono infatti convinti che quelle armi fossero pronte a sparare: erano ben oliate, cariche e con il colpo in canna, e c’erano anche le munizioni. Nello stesso casolare, inoltre, sono state trovate diverse targhe automobilistiche, che potevano servire, per esempio, a camuffare le auto da utilizzare per eventuali assalti. Un mondo criminale al quale il 51enne, sposato e con cinque figli, dice di essere estraneo: anche per le targhe ha fornito una spiegazione, “appartenevano a vecchie auto mie che ho rottamato”. Il suo avvocato presenterà già nelle prossime ore richiesta di scarcerazione ai giudici del tribunale della Libertà di Napoli.

Fonte: Ottopagine.it

sabato 21 aprile 2007. Letture: 2323.


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