Cronaca - Benevento. Nove arresti per estorsione

Nove persone, tra cui anche un vigile urbano, perlopiù appartenenti a clan malavitosi operanti in zona, sono state arrestate su ordine della Dda di Napoli dai carabinieri nel Sannio con l’accusa di estorsione aggravata e ricettazione.
Alcuni degli estorsori, secondo quanto accertato dai militari, avrebbero impedito ad un imprenditore di aprire un’attività commerciale mentre ad un secondo, titolare di un’impresa e vincitore di un appalto pubblico lo avrebbero minacciato quando non voleva cedere in subappalto la gara pubblica vinta. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Benevento. In manette sono finiti Alberto Supino (53 anni, originario di San Martino Valle Caudina); Giuseppina De Masi (41 anni di Sant’Agata de Goti); Vincenzo Iadanza (50 anni, originario di Campoli del Monte Taburno); Antonio Maglione (38 anni, originario di Benevento); Pasquale Venditto Pasquale (45 anni, originario di Napoli); Luigi Olivetti (39 anni, originario di Napoli); Massimo Pagnozzi (vigile urbano di Montesarchio di 45 anni, originario di Portici); Umberto Caturano (41 anni di Montesarchio); Vincenzo Orso (59 anni, originario di Napoli). Per tutte le nove persone arrestate l’accusa è di estorsione e tentata estorsione aggravata, ricettazione e violazione della legge sulle misure di prevenzione.

I provvedimenti restrittivi di custodia cautelare in carcere sono stati emessi dal Gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia che ha coordinato le indagini. L’attività investigativa, caratterizzata da intercettazioni telefoniche ed ambientali e dalle testimonianze di due imprenditori sottoposti ad estorsione, si è sviluppata in relazione alle attività camorristiche e di controllo del territorio della Valle Caudina, con particolare riferimento ai Comuni di Montesarchio, San Martino Valle Caudina e Cervinara dove operano in maniera stabile alcuni clan (Pagnozzi, Panella-Iadanza, Perreca) che si sono avvantaggiati di importanti alleanze con i gruppi operanti nel casertano e facenti capo o ai “casalesi” o ai “sanfeliciani”.

I carabinieri hanno documentato una serie di episodi avvenuti tra l’ottobre del 2004 ed il febbraio 2006, consistiti, fra l’altro, in incendi dolosi di automezzi ed immobili ed esplosioni di colpi di arma da fuoco nei confronti di abitazioni ed esercizi commerciali, ferimento a colpi di pistola di alcuni personaggi gravitanti nell’ambito della locale criminalità organizzata.

Un primo episodio estorsivo, accertato in Montesarchio e risalente all’ottobre 2004, è stato posto in essere da esponenti del clan Iadanza, con la diretta partecipazione del capo-zona Vincenzo Iadanza, e dimostra l’esistenza di un pericoloso intreccio fra camorra, imprenditoria e pubblici ufficiali.
La persona offesa, un imprenditore che opera nel settore dei traslochi, è stata costretta ad abbandonare il territorio, per l’intervento successivo di un imprenditore locale (titolare di altra ditta di traslochi operante sul territorio), di due vigili urbani e di alcuni camorristi, che hanno contribuito, ciascuno per la propria parte, a creare un clima di intimidazione tale da indurla a chiudere la sua filiale a Montesarchio. L’imprenditore locale aveva evidentemente stabilito nel comune una sorta di monopolio di fatto per la gestione dei traslochi, non sopportando quindi la presenza di altra ditta concorrente, si avvaleva pertanto di un vigile urbano suo amico e compiacente, Massimo Pagnozzi, per sottoporlo ad asfissianti controlli amministrativi e minacce verbali. Tale condotta vessatrice metteva in allarme ed in stato di soggezione la vittima, alla quale un altro vigile urbano indagato consigliava di rivolgersi alle “persone giuste” per risolvere il problema. Da qui l’intervento di “ò caprariello”, ovvero Vincenzo Iadanza, il quale, spalleggiato da alcuni complici, offriva tutela e sicurezza dietro pagamento del pizzo durante le festività di Natale e Pasqua, per il sostegno delle famiglie dei detenuti. Il messaggio fu chiaro: “puoi tranquillamente continuare a lavorare a Montesarchio ma ti devi mettere sotto la protezione della camorra”. Al povero imprenditore non è restato che chiudere ed andare via per evitare di sottostare alle pretese della camorra ed all’intreccio di comportamenti vessatori e di intimidazione provenienti anche da esponenti della società economica e delle istituzioni.

Un secondo episodio estorsivo, accertato ad Airola e Cervinara, è stato commesso ai danni di un imprenditore edile che aveva vinto la gara d’appalto per i lavori di ristrutturazione dell’area cimiteriale di Airola. Anche in questo caso l’input per l’estorsione è stato impartito da un altro imprenditore, la cui offerta era stata bocciata in sede di assegnazione dei lavori, che ha tentato di costringere il designato ad abbandonare l’appalto. Ci ha provato prima con le buone, offrendo una somma di denaro; poi ha deciso di passare alla forza, rivolgendosi a Giuseppina De Masi imparentata con un soggetto già arrestato in passato per 416 bis c.p., affinché facessero valere la loro conoscenza di importanti esponenti dei clan dei Casalesi e del clan Massaro di San Felice a Cancello. Nelle more, come avvertimento, la persona offesa subiva il misterioso furto di una pala meccanica. Le attività di intercettazione in corso consentivano alla polizia giudiziaria di contattare la persona offesa che si decideva a denunciare il fatto.

Fonte: Retesei

mercoledì 20 settembre 2006. Letture: 7838.


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