Cronaca - Napoli. Rese note le sentenze contro il clan Pagnozzi

Diversi imputati assolti ed il ridimensionamento delle pene richieste. Si è concluso in questo modo il processo con rito abbreviato che vedeva alla sbarra gli affiliati al clan Pagnozzi, l’organizzazione criminale che da oltre trent’anni è egemone in Valle Caudina.

La difesa è riuscita soprattutto ad abbattere il castello accusatorio per quel che riguarda l’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e lo spaccio di droga, nonostante queste accuse fossero supportate dalle dichiarazioni di ben due collaboratori di giustizia. Pasquale Centore e Giuseppe Frugiero. A leggere il dispositivo della sentenza il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli, la dottoressa Paola Valeria Scandone. In aula il pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia, Marco Ingangi che insieme a Maria Antonietta Troncone ha curato la pubblica accusa. Presenti anche diversi avvocati del nutrito collegio difensivo, tra gli altri l’avvocato Vannetiello, che curava la difesa degli imputati principali del processo, ossia Gennaro Pagnozzi, i due figli ed il cognato e gli avvocati Aufiero, D’Anna, Dolce, Annarumma, Perone, Campana e Adamo.

Gennaro Pagnozzi, detto il giaguaro, considerato l’ispiratore ed il capo incontrastato del sodalizio criminale è stato condannato ad otto anni di reclusione. E’stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere di stampo mafioso ed usura. Assolto per il reato associativo del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, per lo spaccio e per i cinque episodi estorsivi che la DDA gli aveva contestato. Il figlio secondogenito Paolo dovrà scontare 5 anni e quattro mesi di carcere. Anche lui è stato riconosciuto colpevole solo del reato associativo ed assolto per tutti gli altri. Il primo figlio, invece, Domenico Pagnozzi, detto il professore, è stato assolto da tutte le accuse ed insieme a lui anche Clemente Fiore ed Orazio De Paola, per i quali erano stati chiesti rispettivamente 14, 11 e 10 anni di reclusione.
Assolti anche Rocco Sacco, Pasquale Varrecchia, Nunzio Clemente e Giuseppe Piccolo, per i quali erano state chieste pene inferiori ai 10 anni. Il fratello di Gennaro, Paolo Pagnozzi, è stato, invece condannato a quattro anni e quattro mesi a fronte dei 20 chiesti dall’accusa. Il cognato del giaguaro, Gerardo Marino, invece, dovrà scontare sei anni ed otto mesi di carcere mentre l’accusa ne aveva chiesti 18. Sette anni e quattro mesi anche per Clemente Caliendo ma Ingangi e Troncone avevano chiesto 18 anni di reclusione. Per Tommaso Uzzuato ed Gennaro Terracciano sono state invece confermate le pene chieste dalla pubblica accusa, ossia, rispettivamente 4 e 6 anni di carcere. Sette anni di reclusione, invece, per Davide Pisano, l’unico imputato al quale, oltre al 416 bis, è stato riconosciuto anche il reato di estorsione. Infine Vittorio Marro è stato condannato per violenza privata ad un anno e quattro mesi di reclusione.

I reati contestati che riguardano l’associazione a delinquere di stampo camorristico, l’usura e l’estorsione si riferiscono ad un periodo che va dal 1999 al 2004. Il blitz contro il clan scattò nel giugno del 2005 ma Gennaro Pagnozzi ed il cognato Gerardo Marino riuscirono a sfuggire alla cattura, restando latitanti sino alla fine di Gennaio di quest’anno. Con il rito abbreviato non è previsto appello ed ora la pubblica accusa se lo riterrà opportuno potrà ricorrere solo in corte di cassazione.

Fonte: Retesei

martedì 7 novembre 2006. Letture: 7885.


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