Cronaca - San Martino V.C. Raffiche di vento e pioggia, devastata la montagna di Mafariello

SAN MARTINO V.C. – La furia del vento e dell’acqua ha letteralmente devastato uno dei più importanti approdi turistici di San Martino e dell’intera Valle Caudina. La montagna di Mafariello è stata infatti colpita duramente dall’ultima perturbazione che ha costretto i cittadini del comprensorio a fare i conti con quantità industriali d’acqua e soprattutto con fortissime raffiche di vento.
E se a valle i disagi sono stati quantomeno limitati (fatta eccezione per alcuni casi di alberi divelti e danni alle cose ed alle abitazioni), i problemi maggiori si sono avuti in montagna, a circa ottocento metri di quota. Il Mafariello, la montagna meta ogni estate di migliaia di turisti e famosa per la sua rinomata fonte d’acqua naturale e per la sua amenità, è vicino al collasso e praticamente isolato. Impossibile raggiungere con mezzi propri il rifugio sito in prossimità della sorgente. La strada è infatti invasa da centinaia di arbusti che ostruiscono il passaggio e che rendono impervio e difficoltoso il tragitto anche per gli automezzi pesanti.
Tronchi d’albero divelti, che si sono abbattuti sull’asfalto e sui guard-rail. Quintali di legname strappati con forza inaudita dal terreno e scaraventate in strada o nei valloni circostanti. Senza dimenticare i costoni circostanti, che a fatica non cedono sotto il peso del terreno reso pesantissimo dalle abbondanti piogge che senza sosta si stanno abbattendo sulla montagna. I pluviometri che monitorano costantemente la quantità di pioggia caduta tra Cervinara e San Martino Valle Caudina ha segnalato nelle scorse ore 110 millilitri d’acqua caduti in meno di ventiquattr’ore. Lo stato di attenzione scatta quando si raggiungono i 120 ml, mentre oltre 140 è allarme.
Ma per il Mafariello il vero problema di questi giorni è stato soprattutto il vento, che ha flagellato l’area per almeno per due giorni.
Attraversare oggi – fin dove la strada è percorribile – la strada che conduce alla montagna è un’esperienza allucinante, specialmente se si pensa alla tranquillità ed alla bellezza dei luoghi resi irriconoscibili dagli eventi atmosferici. La “sacralità” di questo luogo è stata spezzata da ore e ore di maltempo che ne hanno stravolto l’anima. La neve caduta abbondantemente nei giorni scorsi è ancora ben visibile ai lati della strada, ma – diversamente dagli altri inverni – non è l’unico problema per proseguire. Con l’auto si può salire al massimo fino all’azienda “La selva del duca”, ultimo avamposto abitato prima di arrivare agli ottocento metri della vetta. Dopo, serve qualche automezzo in grado di destreggiarsi tra rami spezzati ed un tetto di foglie sulla carreggiata e naturalmente le decine e decine di alberi piegati dal maltempo e posizionati di traverso sulla strada. Ingentissimi i danni alla vegetazione, e gli alberi abbattuti non si contano. Per gli operai specializzati che saranno chiamati ad intervenire per sgombrare almeno la carreggiata si annuncia un duro lavoro, non immune da rischi.
Ci vorranno settimane – se non addirittura mesi – per porre rimedio e rimettere completamente in sicurezza tutta l’area. Una vera e propria calamità che si è abbattuta su questo angolo verde d’Irpinia, uno dei pochi posti ancora incontaminati della nostra zona.
Giovanbattista Lanzilli
Fonte: Ottopagine

martedì 29 novembre 2005. Letture: 5458.


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