Cronaca - Valle Caudina. Blitz contro il clan Pagnozzi

Foto Valle Caudina

Nella notte in Valle Caudina è scattato un blitz anticamorra dei carabinieri del nucleo operativo di Benevento in collaborazione con i colleghi delle caserme di Cervinara, San Martino Valle Caudina e della compagnia di Avellino. L’operazione è scattata contro il clan Pagnozzi che da oltre trenta anni regna incontrastato su tutto il territorio caudino.
Questa volta a mettere nei guai sei componenti del sodalizio criminale è stato il tribunale del riesame di Napoli che ha accolto un ricorso della Direzione Distrettuale Antimafia ed ha concesso sei ordinanze di custodia cautelare, quattro sono state eseguite mentre due elementi sono riusciti a sfuggire alla cattura ma sono attivamente ricercati dai carabinieri in tutta Italia. La corte di Cassazione nei giorni scorsi aveva rigettato un ricorso presentato dai difensore degli imputati e l’ottava sezione del riesame di Napoli ha concesso le ordinanze di custodia cautelare. E’ tornato in carcere, ma solo per una notte, Gennaro Pagnozzi 68 anni detto ‘o Giaguaro considerato capo incontrastato del clan. I carabinieri hanno prelevato il boss dalla sua abitazione di San Martino dove si trovava agli arresti domiciliari per questioni di salute. Lo hanno trasferito presso il carcere di Bellizzi Irpino e poi nella tarda mattinata è stato riportato a casa sempre perché le sue condizioni fisiche non gli permettono di sopportare il regime carcerario e resta quindi agli arresti domiciliari.
E’ sfuggito alla cattura, invece, il figlio Paolo di 46 anni, secondogenito di Gennaro ed i carabinieri non sono riusciti a trovare neanche Umberto Vitagliano 43enne di Montesarchio. Probabilmente i due, saputo della sentenza della Cassazione, hanno annusato l’aria che tirava e prima che scattasse il blitz si sono dati alla latitanza. Non è la prima volta che Paolo Pagnozzi riesce ad evitare la cattura, sottraendosi alle ricerche delle forze dell’ordine. Non è sfuggito all’arresto Vittorio Marro 43enne di Cervinara anche egli condotto, dopo le formalità di rito, presso il carcere di Bellizzi Irpino. Gli altri due ordini di custodia cautelare sono stati notificati in carcere al 53enne Gerardo Marino, cognato di Gennaro, che aveva avuto dal tribunale di sorveglianza, il permesso di prendere parte al funerale del padre che si è svolto proprio ieri a San Martino Valle Caudina e al 49enne Clemente Caliendo, anche egli residente nel piccolo centro e, considerato dagli inquirenti uomo di fiducia del clan.
L’accusa per tutti è associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni, all’usura e alle rapine. Erano le stesse accuse contestate dalla direzione distrettuale antimafia nel maxi blitz del 26 giugno del 2005 quando furono arrestati, sempre dai carabinieri di Benevento quattro componenti del clan mentre altri quattro si resero uccel di bosco. Quell’operazione prese il nome di Caudium e fu condotta sempre dai Carabinieri di Benevento. All’epoca Gennaro Pagnozzi riuscì a sfuggire alla cattura e fu tratto in arresto solo dopo un anno di latitanza mentre si trovava a pranzo in un ristorante di Pozzuoli. Da allora molte cose sono cambiate, le sue condizioni di salute si sono aggravate e dopo una lunga battaglia processuale era riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari che gli sono stati confermati.
L’ordinanza del riesame aggrava le posizioni processuali degli imputati perché sono stati contestati altri episodi di estorsione e porto abusivo di armi. L’operazione mette in risalto come la DDA sia molta attenta alle imprese del clan caudino che ha la sua sfera di competenza in un territorio al confine di tre province dove da oltre trenta anni nessuno ha potuto mettere mai in dubbio la sua supremazia.

Fonte: Retesei

giovedì 6 dicembre 2007. Letture: 4044.


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