Elettrodotto - Pietrastornina. Il sindaco denuncia “E’ già in funzione”

Mancano solamente 24 ore prima che l’elettrodotto Matera-Santa Sofia entri definitivamente in funzione, e per le popolazioni del comprensorio caudino e della fascia del Partenio partirà una nuova stagione all’insegna del timore per le ripercussioni sulla salute dei cittadini.

Sabato pomeriggio, sulla falsariga di quanto sta avvenendo anche in altri territori della provincia di Avellino, a Cervinara si è tenuto un consiglio comunale straordinario al quale hanno preso parte amministratori provenienti da tutti i comuni del comprensorio ed i rappresentanti delle associazioni presenti sul territorio. Una seduta fiume, alla presenza anche del deputato Pasquale Giuditta, nella quale sono state manifestate tutte le perplessità su una nuova iniziative che rischia di compromettere ulteriormente la salute e l’integrità di una popolazione già duramente colpita da episodi di scarsa o nulla tutela ambientale. Che tra le altre cose ha anche visto la dura presa di posizione del sindaco di Pietrastornina Amato Rizzo, secondo il quale – stante alcuni rilievi fatti commissionare appositamente –, sarebbe emerso che l’impianto è già in funzione. Proprio per questo motivo, il battagliero primo cittadino ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Avellino contro la “Terna”. Un ulteriore fronte di scontro che potrebbe rappresentare una speranza per i tanti che oggi si dichiarano contrari al passaggio dell’elettricità ad alta tensione proprio sulle proprie teste. Tuttavia, come precisa anche il sindaco di Cervinara nell’intervista pubblicata in pagina, non ci sarà spazio per manifestazioni di protesta clamorose come avvenne poco più di un decennio fa, quando venne interrotto il traffico lungo la Strada Statale Appia. Allora, a sfilare al fianco dei manifestanti caudini c’era anche il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, oggi responsabile del dicastero dell’ambiente, che è stato il principale destinatario degli appelli provenienti dal comprensorio. E proprio la federazione intercomunale dei Verdi della Valle Caudina stanno giocando un attivo ruolo di mediazione per tentare di ottenere qualche risultato concreto per il territorio. “Questo elettrodotto attraversa tutta la Valle Caudina già fortemente penalizzata dal punto di vista ambientale – hanno scritto i Verdi in una nota –, basti pensare alle discariche a cielo aperto presenti, il problema amianto, l’inquinamento torrenti, le zone rosse e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo contattato personalmente il Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il quale – assicurano gli esponenti del “sole che ride” – ha dato massima disponibilità per verificare l’esistenza di tutte le garanzie a tutela dei cittadini e della loro salute”. Dal Ministro verde anche una proposta concreta di collaborazione con la “Terna”, al fine di monitorare costantemente i livelli di emissione dei campi elettromagnetici e soprattutto di incaricare una serie di specialisti del settore, per controllarne gli effetti. La proposta del Ministro Pecoraro Scanio, che è stata lanciata nel corso dell’assise consiliare straordinaria cervinarese, prevede anche la nomina di tecnici di parte della società e degli enti interessati. Tuttavia, quella che oggi sembra essere una protesta così vibrante nella quale però in pochi credono, dal momento che è difficile fermare un cavallo sulla linea del traguardo, è una vicenda che in realtà parte da molto lontano. L’elettrodotto Matera-Santa Sofia, una delle infrastrutture energetiche più importanti per il Belpaese, ha visto fin dall’inizio un iter molto tormentato, nonostante nel 1987 tutte le amministrazioni del Partenio e della Valle Caudina diedero il proprio assenso al passaggio sul proprio territorio dei piloni dell’Enel, allora monopolista dell’energia. La vicenda, però, di fatto passò quasi del tutto sotto il silenzio assordante di tutti, per poi ricomparire prepotentemente quasi dieci anni dopo, quando negli anni ’90 l’Enel cominciò ad issare i primi piloni e ci si accorse, in ritardo, del problema e delle ripercussioni che si poteva avere sul territorio. Tuttavia, nel 1994 venne approvata anche la prima perimetrazione del nascente Parco del Partenio, che sembrò apportare il primo beneficio al comprensorio, dal momento che i vincoli ambientali avrebbero di fatto impedito il passaggio della linea dell’elettrodotto. Ma il Parco non rappresentava solamente rose e fiori, e così nel 1997 il comune di Cervinara effettua una nuova perimetrazione del Parco e limita il confine del parco sul proprio territorio, dando di fatto il via libera all’Enel. L’unico comune a “restare in trincea” sull’elettrodotto fu quello di San Martino Valle Caudina, forte dei vincoli ambientali. Restrizioni che però nel 1999 sono state annientate da una decisione della giunta regionale della Campania, guidata dal presidente Andrea Losco, che autorizzò l’Enel al passaggio dell’elettrodotto in area Parco, sancendo di fatto il de profundis per qualsiasi speranza di bloccare il passaggio sul territorio caudino. E se fino ad oggi l’elettrodotto non è ancora entrato in funzione è stato solamente per la fiera e tenace resistenza opposta dai cittadini di Rapolla, piccolo comune della Basilicata che alla fine di una lunga disputa con il colosso energetico ha comunque dovuto cedere.

Fonte: Ottopagine.it

mercoledì 31 gennaio 2007. Letture: 3147.


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