Politica - San Martino V.C. Pisaniello, il bilancio di cinque anni di amministrazione tra qualche luce e molte ombre

SAN MARTINO V.C. – L’amministrazione consiliare in carica si avvia al termine del mandato e per l’assessore ai lavori pubblici Pasquale Pisaniello, della Margherita, è tempo di fare bilanci. E, interpellato da “Ottopagine”, non risparmia giudizi anche taglienti.

Assessore Pisaniello, a pochi mesi dalla conclusione è tempo di fare un bilancio.
“Questa particolare sollecitazione mi fa venire in mente “Il dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggero” di Giacomo Leopardi. Un anno si è concluso ed un altro sta per iniziare. E’ un invito alla meditazione sul passato ed un aprirsi alla speranza che ogni attesa genera. Non penso che la sola cosa che bella che ci lascia la vita è l’illusione o la speranza di un futuro migliore e, quindi, di un anno nuovo migliore di quello passato, come fa Leopardi. Il futuro migliore dipende dalla nostra capacità di costruirlo nel presente di ogni momento. Anche se al termine “migliore” va data una connotazione, a mio parere, tutta cristiana. Se penso alla mia esperienza amministrativa, il discorso si fa necessariamente più complesso. Innanzitutto è la terza esperienza, ed in tanti anni, con il gruppo di amici con i quali iniziammo nel lontano 1993, abbiamo realizzato cose di non poco momento. Non vorrei fare la parte del “Cicero pro domo sua”, ma sarebbe ingiusto dimenticare quanto di bello e di buono siamo stati in grado di fare in questi lunghi anni. La partigianeria, in entrambi i sensi, non giova alla verità. Pertanto qualche ombra deve pur essere evidenziata”.
Prego.
“Personalmente credo, e mi riferisco soprattutto a quest’ultima esperienza, che due cose bisogna sottolineare, anche per offrire un piccolo contributo d’idee a quanti, in diverso modo e con diversi fini, già vanno ragionando della composizione della prossima amministrazione. Innanzitutto credo che un grosso limite sia stato quello di consentire fughe nel personalismo, tanto che anche quando abbiamo pensato di allargare la base del consenso, lo abbiamo fatto coinvolgendo soltanto i partiti, o meglio gli apparati, e quasi esclusivamente la Margherita e il Ds, senza coinvolgere la parte sana del paese, la forze attive e propositive, capaci di aprirsi ad un dialogo e ad un confronto non inficiato da personali situazioni. Nei due partiti maggiori questo fatto è abbastanza accentuato. Spero che non accada anche nel partito socialista che, a mio parere, è una forza politica capace di trovare un’identità originale, se non si farà irretire dal venditore di almanacchi di turno (detto senza cattiveria e solo per un riferimento a Leopardi). Questo accordo a due (una specie di passo doppio, stilisticamente brutto) ha paradossalmente dato vita a due fenomeni che non giovano al dibattito politico e non possono quindi pensare di dare soluzioni valide ai nuovi problemi del paese (a meno che tali soluzioni non coincidano con interessi particolari). Il primo dei fenomeni è quello di consolidare posizioni di privilegio e quindi di distacco tra società civile e politica, cosa che non mi sembra appartenere alla tradizione politica ed amministrativa del nostro paese. In effetti c’è chi confonde il ruolo dello proposizione politica con la gestione del potere, generando confusione ed immobilismo. Quella specie di aria cloroformizzata che imprigiona il dibattito, il confronto di idee e, quindi, l’individuazione di soluzioni in tempi ragionevoli. Il secondo, più grave, è il proliferare di nuove sigle politiche che non fanno riferimento ad esperienze consolidate o ad una storia ben precisa, bensì nascono in seno al Consiglio comunale, per assicurarsi un posto al tavolo delle trattative o sono create(o solamente pensate) per consolidare schemi e tatticismi individuali. La mia terza esperienza amministrativa (la prima di centrosinistra) coincide largamente con questi due problemi, che non siamo stati capaci di risolvere e che sono cresciuti a dismisura anche grazie ad una arrendevolezza non sempre scusabile. Ho la tessera della Margherita e voto centrosinistra, ma all’interno di questo centrosinistra mi sento come una persona critica che vede con preoccupazione la possibilità della nascita di un’amministrazione fotocopia”.
Quali sarebbero i rischi?
“Non gioverebbe al paese, invertiti i ruoli, riprendere una litigiosità che ha danneggiato tutti, fare del sindaco un comodo cireneo (e molte volte i cittadini, nel corso di questi anni,hanno dimenticato che in giunta era presente non solo il sindaco, ma anche due assessori della Margherita e ben quattro del DS, assolutamente non costretti, quest’ultimi, a stare nell’angolo, come ebbe a sostenere un esponente del partito in un pubblico dibattito), ed, infine, assistere a penosi balletti per addentare una mela che è stata capace di far giocare alla politica il ruolo di Biancaneve. E non è detto che poi si trovi a passare il bel principe che con un bacio risolve tutto”.
Giovanbattista Lanzilli

Fonte: Ottopagine

lunedì 12 dicembre 2005. Letture: 2324.


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